MOHAWK DEER

La storia della Mohawk Deer inizia nel lontano 1896 presso i cantieri navali F.W. Wheeler and Company. Lo scafo aveva una lunghezza di 118 metri e una larghezza di circa 14 mt., possedeva tre alberi e procedeva grazie a due caldaie a carbone. Durante i suoi lunghi anni di navigazione cambiò nome più volte e fù contraddistinta da eventi sinistri e sfortunati allo stesso tempo. Più volte la nave ebbe delle piccole collisioni, una nello stesso anno di costruzione, che provocò uno squarcio di circa 3 metri a dritta. Successivamente, nel 1901, ebbe una nuova collisione con la nave City of Bangor , nel 1903 si incagliò carica di materiale. Si incagliò nuovamente nel 1906 nella secca di Bois Blanc Island e poi a Garden Island. Fù testimone, assieme al suo equipaggio, di qualche evento sinistro, come la sparizione di un vapore di legno, il Kaliyuga, colpito da una gigantesca onda e scorparso nelle acque. La Mohawk Deer si trovò poi, nel 1913, nel bel mezzo di una terribile tempesta che distrusse la strumentazione di bordo e apportò danni alla struttura. Rimasta senza possibilità di controllo andò ad incagliarsi vicino all’Isola di Manitou, affondando in parte. L’equipaggio venne tratto in salvo dopo molte ore. Dopo aver ripristinato i danni presso i cantieri navali dell’American Shipbuilding Company, nel 1916 l’allora Riverton (così era chiamata) riprese la navigazione, ma gli eventi avversi non erano finiti. Nel 1943 affondò un’altra volta a causa di una fortissima bufera di neve, che le fece urtare uno sperone roccioso di una secca. A questo punto venne abbandonata sui fondali della Lottie Wolf Shoal, dopo un tentativo di recupero con i rimorchiatori, fallito a causa delle pessime condizioni del tempo. Riconquistò più avanti il galleggiamento, grazie agli interventi dei cantieri navali di Collingwood e continuò a navigare, passando di proprietà in proprietà fino a quando venne venduta come ferro vecchio ai Cantieri PortovenereProprio durante quest’ultimo viaggio verso la città di La Spezia, mentre era trainata da un rimorchiatore, si consumò la tragedia. I forti venti e il mare mosso spingevano il rimorchiatore verso la costa ligure, il capitano decise così di tagliare il cavo che rimorchiava la Mohawk Deer. Quest’ultima, senza controllo, andò velocemente alla deriva verso la scogliera di Raffinale. Sono possibili svariati profili di immersione sul relitto del Mohawk-Deer, Il relitto presenta infatti lo scafo spezzato in 2 tronconi. Il troncone più superficiale, costituito dalla prua posta quasi contro la roccia della costa, si presta ad un’immersione ricreativa che può raggiungere i -30 m. I tronconi più profondi possono essere visitati ancora in configurazione ricreativa. E’ possibile una breve penetrazione nel relitto in un ambiente di ampie dimensioni e ben illuminato. Superando la poppa in configurazione tecnica sono visibili le caldaie a circa -51 mt.

Prima immersione: Scendendo lungo la cima della boa con la parete alle nostre spalle su un fondale di 22 mt. Pinneggiando verso destra incontriamo l’imponente prua del relitto. A prua , troviamo l’ancora a 22 mt ed esplorando il grosso squarcio troviamo le tane di gronghi e murene.Nella parte interna della prua vi è l’argano e la catena dell’ancora attorno alla quale nuota qualche cernia e un banco di corvine. Percorrendo il relitto  si arriva alla cabina di comando, al lato si erge un grosso argano. Arriviamo intorno ai 30mt possiamo vedere le grandi stive sul lato destro del relitto. Lasciandoci alle spalle il relitto e dirigendoci verso il secondo troncone posto a 35mt lo troviamo ricchissimo vegetazione. Riportandoci ora verso i 12 mt troviamo lamiere e detriti che fanno da rifugio a polpi e murene. 

 

Seconda immersione(le caldaie): Questa immersione è riservata a chi possiede un brevetto tecnico,dato che si sfiorano i 51 metri di profondità. Dopo una suggestiva esplorazione di alcune lamiere e particolari della nave poco conosciuti, si arriva alle due gigantesche caldaie che troneggiano sul fondo, avvolte di rosei Anthias . Si possono esplorare le fornaci, dove i fuochisti gettavano le palate di carbone, vedere la vecchia chiodatura tipica di questo modello di caldaia, chiamato “a grandi volumi d’acqua”, scoprire alcune ascidie rare, una bella gorgonia bianca e poi cercare sul fondo i resti del carico di carbone. Un’immersione suggestiva, soprattutto quando l’acqua è limpida.

 

 

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