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relitto Haven Liguria

Haven o non Haven, questo è il problema…

relitto Haven Liguria

Pochi giorni fa si sono concluse le operazioni di recupero della rete abbandonata sul relitto della petroliera Haven, nelle acque di Arenzano.

La rete, di circa 1000 metri quadrati, si era avvolta al fumaiolo e alla zona poppiera del relitto, rappresentando un concreto pericolo per i numerosi subacquei che si immergono sul sito, specialmente in condizioni di ridotta visibilità.

Per riportare la situazione alla normalità ed abrogare finalmente il divieto di immersione è stato necessario l’intervento combinato dei sommozzatori della Guardia Costiera e degli operatori subacquei di carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco.

rimozione della rete dal relitto

Nella rete sono apparsi tantissimi articoli legati alla vicenda, molti dei quali, ci spiace dirlo, promuovevano addirittura la chiusura permanente del sito della Haven per ogni sorta di immersioni.

C’è da dire che in effetti la Haven si porta dietro qualche “numero negativo”, ma vale davvero la pena di proporre una chiusura permanente?

Diamo qualche dato: l’Haven è il relitto più grande del mediterraneo per un’ottima ragione.
Essa misura in lunghezza l’equivalente di oltre 2 campi di calcio e mezzo messi in fila (95 metri di troncone di prua finirono a 490 m di profondità), mentre in altezza dal fondo è l’equivalente di un palazzo a 18 piani, infine il suo ponte di coperta è più largo di quanto di solito è lunga una piscina olimpionica.

Sono proporzioni, queste, effettivamente “mostruose” che per certi versi fanno davvero paura, ma è questo il problema?

Abbiamo chiesto a vari esperti del settore (come hanno fatto anche altri giornali) per andare più a fondo nella materia; le risposte sono state sempre piuttosto omogenee e possono essere riassunte con una metafora: chiedereste mai ad uno scout di 13 anni di andare a scalare il K2?

Il problema di questi siti, che siano marini, di montagna o di foresta, non sono i siti stessi, è rappresentato da una serie di fattori esterni come ad esempio: la preparazione, la tipologia d’immersione, l’approccio personale, la capacità di autovalutazione e tante altri.
Essere sub vuol dire avere superato un esame ed ottenuto una certificazione, vuol dire aver compreso tutte quelle regole base fondamentali di sicurezza, saper analizzare il sito in cui ci si vuole immergere e non mettersi MAI a rischio in situazioni in cui ancora non siamo preparati.

rete fantasma imprigiona tartaruga

Qualche ultima riga va spesa a ringraziare tutti i fantastici operatori che hanno liberato il relitto dalla rete da pesca abbandonata. Il loro intervento non solo ha riportato il sito in totale sicurezza, ma ha anche contribuito alla salvaguardia dell’ecosistema marino.

Le cosiddette “reti fantasma” sono infatti un problema ben noto ai subacquei, che causa ogni anno la morte del 5% della quantità di pesce commerciabile a livello mondiale.

Alla fine di questa vicenda appare lampante un unico punto fondamentale che si rende necessario di questi tempi:educare la gente al rispetto ed alla conoscenza del mare.

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